10/23/2004

De retrum natura

Molti di voi ricorderanno con piacere i versi del grande Catullo:
Odi et amo, quare id faciam, fortasse requiris.
nescio, sed fieri sentio et excrucior. (n°85)
Odio e amo. Come possa fare, forse chiedi.

Non (lo) so, ma sento che accade, e soffro.

Oppure la n°11 :
Furi et Aureli, comites Catulli[...]
Furio e Aurelio, compagni di Catullo[...]

Sicuramente non ricordate la n°16, sempre dedicata a Furio e Aurelio:
Vi verrò in culo vi verrò in bocca,
Aurelio finocchio e culattone Furio,
che per dei versi un pò leggeri
mi avete dato del rottinculo.
Se il buon poeta dev’essere casto,
non c’è freno per i suoi versi;
e anzi possono con grazia e spirito,
se sono teneri effeminati,
fare il solletico a certe voglie
non a sbarbati, ma a quei pelosi che si trascinano i lombi a fatica.
Per le mie storie calde di baci
Mi avete detto che ce l’ho rotto?
Vi verrò in culo vi verrò in bocca.

State cominciando a cambiare idea su Catullo... aspettate ancora un attimo vi prego... leggete prima la n°56:
Questa e da ridere, Catone, e buffa,
devi ascoltarla e farti una risata.
Se vuoi bene a Catullo, ridi, Catone:
questa è da ridere, davvero buffa.
Ho sorpreso un ragazzetto che chiavava
una ragazza: e io, piaccia a Diona,
gliel’ho ficcato duro nel didietro.

E potremmo andare avanti così citando le 116 poesie rimaste del grande poeta... purtroppo a scuola si studiano solo quelle due, tre poesie che sicuramente restituiscono un’idea del tutto distorta e riduttiva della potenza e della capacità espressiva di questo vate. Un consiglio vivissimo a tutti: acquistate i Carmina di Catullo e leggeteli tutti di un fiato, poi se avete tempo date un occhiata anche al Satyricon di un ignoto autore latino. Mi scuso a priori per la scontatezza dell'articolo con i fini conoscitori del mondo latino. :-)

Mentula conatur Pipleium scandere montem:
Musae furcillis praecipitem eiciunt.

10/16/2004

I tre porcellini e il cannibalismo rituale

Finalmente ho trovato la versione tradotta dall’originale de “I tre porcellini” (edita da Mondadori). Chissà perché ci ricordiamo tutti quella versione addolcita nella quale i primi due fratelli si rifugiano nella casa di mattoni del terzo... e vissero tutti felici e contenti. Sbagliato, sbagliatissimo, le favole dovevano ammonire e due sempliciotti non potevano certo scamparla. Nella versione originale infatti i primi due incauti porcellini vengono sbranati ferocemente dal lupo e per loro non vi sarà rimedio o salvezza finale. Solo una poltiglia di carne succulenta nel ventre della belva. Il messaggio ai bambini di un tempo era chiaro: se sbagli o fai le cose con leggerezza crepi.
Ma torniamo al terzo porcellino... il lupo soffia, soffia ma ci vorrebbe ben altro contro una dimora in solidi mattoni. Tenta allora di fregarlo con le armi della persuasione: “Sai c’è un campo di mele aldilà del recinto...”. Ma il porco è furbo ed esce di casa solo all’alba, mentre il lupo dorme. La belva perde così le staffe e tenta di introdursi nella casa dal camino, il porco gli dà il benvenuto con una pentolaccia d’acqua bollente facendolo perire in atroci contorcimenti e stridore di denti. Finisce così la versione addolcita. Nella versione originale avviene qualcosa di tragico e ancestrale: il porco divora il lupo! Nel suo stomaco giacevano ancora i resti dei suoi fratelli... siamo al limite tra il rituale funebre, il cannibalismo, il sacro dirompente. Divorando il lupo, il porco vendica la morte atroce dei suoi fratelli e nello stesso tempo ne ingurgita i resti come a volerne inglobare le virtù.
Penso sempre a quel calderone bollente, le urla della belva, le sue zanne scoperte per le contrazioni dolorose, il vapore, la puzza di carne bollita, di pelo bagnato, gli schizzi dell’acqua, i movimenti sincopati di un corpo privo di controllo, l’orrore, l’orrore, l’orrore... e il porco nell’angolo della stanza con le mani rivolte al cielo in preda alla trance che ripete formule magiche nella lingua degli antichi. Posseduto dallo spirito di un suo avo, infilza con un gancio il corpo sfinito ma ancora in vita del lupo. Lo solleva in alto e con il pugnale rituale gli strappa il cuore, lo divora e urla in modo spaventoso la vendetta che spande per tutta la landa desolata. AaaaaaaaaaaaaaaaAAA!!!!! Uno stormo di uccelli si libra in volo; sbrana il resto del lupo assieme al vino sacro. “E’ finita”.

Disse, diè indietro, e rovescion cascò.
Giacea nell'antro con la gran cervice
Ripiegata su l'omero: e dal sonno,
Che tutti doma, vinto, e dalla molta
Crapula oppresso, per la gola fuori
Il negro vino e della carne i pezzi,
Con sonanti mandava orrendi rutti.**


** L’Odissea di Omero, libro nono,Trad. di Ippolito Pindemonte

10/05/2004

L'Es Dumbo e la droga psichedelica

I film d'animazione per bambini nascondono spesso palesi storie di droga. Esaminiamo oggi la vicenda narrata nel film Dumbo (1941). Un elefantino malformato che viene esiliato e maltrattato per le teratologiche dimensioni delle orecchie. Le pressioni sociali che riceve sono tremende, la madre finisce reclusa per uno scatto di violenza teso a proteggere il figlio; la situazione sembra non avere nessuno sbocco. Ecco che per un caso fortuito una bottiglia di alcool finisce nella tinozza del disperato. Poi il sonno della ragione, il soccombere del super-io, l’Es che emerge a stravolgere l’esperienza, le allucinazioni tremende e fremebonde degli elefanti rosa. Grazie alla sostanza stupefacente l’elefantino riesce a librarsi in volo e si risveglia dal delirio in cima ad un albero. La forza liberatrice della sostanza psichedelica raggiunge in questo film una celebrazione mistica ed esaltante. Grazie alla droga la diversità da disgraziata avversità si trasforma in una dote vantaggiosa. Morale: dentro ognuno di noi esistono delle potenzialità meravigliose che per emergere hanno bisogno di un aiutino...Disney docet

Per quanto riguarda gli elefanti rosa è bene notare come non sia affatto casuale la loro apparizione: nella cultura anglofona simboleggiano l'allucinazione da alcool per eccellenza.
Già nel 1913 Jack London nel suo autobiografico JOHN BARLEYCORN scrisse: "There are, broadly speaking, two types of drinkers. There is the man whom we all know, stupid, unimaginative, whose brain is bitten numbly by numb maggots; who walks generously with wide-spread, tentative legs, falls frequently in the gutter, and who sees, in the extremity of his ecstasy, blue mice and pink elephants. He is the type that gives rise to the jokes in the funny papers."

In vino veritas



il libro on-line di Jack London
http://sunsite.berkeley.edu/London/Writings/JohnBarleycorn/
Related Posts with Thumbnails