10/09/2004

L'Elefante. A proposito di Dumbo


Lode al bue lucano che fu incubo per Pirro, che prima ancora fu il magico mistico bue dell'india, l' "aleph-hindi" che innalza e distrugge, che è divinita e che ti porta in groppa da servo, il liotro nano dell'etna, che diede vita al fantasma dei ciclopi contro quel "nessuno" che gli mancò di rispetto, alla geniale eredità di quel cranio monoculo lasciatoci come reliquia per alimentare le nostre paure e trasformarle in mito. La natura divina dell'elefante l'avevano già scoperta gli indiani, ma la ritroviamo tutte le volte che ci tuffiamo nella simmetria dell'analogico puro, dove le sensazioni non hanno ancora ordine, dove il caos diventa sentimento, dove il rumore è la base da cui partono gli eventi. Il troppo grande, il leggero ed il pesante, la proboscide desiderio e paura di una sessualità incontenibile, la memoria infinita e l'animalità incontenibile. Tutto ciò ci esalta e ci sconvolge, alimenta quel calderone informe del nostro collettivo inconscio, incontrando estasi mistiche ed orgiastiche, meditazioni ed allucinazioni, sconvolgendo il limite tra dentro e fuori, tra Io e Tu. L'orgia di Bacco, la conoscenza misterica che ancora oggi si tramanda da Eleusi, ci ricorda cosa siamo.
In vino stat virtus

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